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Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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06/03/2017

Disabilità intellettive: necessario l'intervento del legislatore

Occorre valorizzare una persona nelle sue capacità, seppur residuali, garantendo una formazione e un inserimento lavorativo oltre che sociale. Eliminare i limiti della legge. Un articolo di Daniela Iurato

   

Disabilità intellettive: necessario l'intervento del legislatore

Disabilità cognitiva

Pochi conoscono il dramma che un genitore vive quotidianamente con un figlio a cui è stato riconosciuta una disabilità mentale. Essa non è immediatamente percepibile perchè apparentemente tutto sembra nella norma ma si sa che le cose non sempre sono come appaiono e quando ciò riguarda un figlio è un vero dolore.
Quando una donna scopre di essere in dolce attesa inizia a immaginare la sua creatura e il suo sviluppo. A tratti la mente immagina questo bimbo piccolo e poi via via sempre più autonomo e indipendente ma, nel caso di figli con un ritardo cognitivo, questo non avviene del tutto o per nulla a seconda della gravità del ritardo.
Al momento della nascita la neomamma esplora il corpo del proprio piccolo, toccando le sue manine, i suoi piedini e attende con trepidante fiducia che i medici la rincuorino su tutti gli altri aspetti. Il piccolo mangia, dorme e impara a camminare. Tutto sembra andare per il verso giusto ma poi ti accorgi che tuo figlio tarda a parlare e inizi, inevitabilmente, a confrontare i suoi progressi con quelli di altri bambini della stessa età e ti accorgi delle differenze.
La mente o, forse, più il cuore ti portano ad attribuire tali differenze alla tenera età e, successivamente, ad aspetti del carattere quali la timidezza e l'introversione ma crescendo le giustificazioni si riducono e ci si trova a constatare che si tratta di vere e proprie difficoltà come iniziano ad evidenziare le insegnanti. Inizia il percorso di aiuto, indagini approfondite che setacciano tuo figlio alla ricerca di una causa. Tutto regolare sia a livello organico sia a livello funzionale ma quel "perchè" continua a non trovare risposta. Nè la scienza nè la fede accorrono in aiuto.
Tutto procede nell'apparente normalità che normalità non è. A nulla valgono le pacche sulla spalla di chi cerca di consolarti mostrandoti che nella vita c'è di peggio perchè dentro il cuore di una mamma aumenta la preoccupazione di quel futuro che incalza mostrandoti un adulto che adulto non è.
Accanto a quel corpo che cresce non si sviluppa, infatti, di paripasso quella maturità tanto attesa. Non si tratta solo di rinunciare all'idea di un futuro grandioso, se mai esistesse, ma di rinunciare anche a quel tanto che basta affinchè un figlio realizzi una propria minima autonomia. Cosa ne sarà di questi figli perennemente " piccoli" e dei loro continui "perchè". Cosa ne sarà di loro? Chi si farà carico di loro e del loro bisogno di voler condurre una vita "pseudonormale"? Come potranno mai ambire ad un collocamento mirato che non tiene minimamente conto delle loro difficoltà a rispondere a quesiti richiesti. Certamente si troveranno ulteriormente e perennemente svantaggiati rispetto ad altri invalidi fisici ma con una buona se non ottima performance intellettiva. Occorre pensare seriamente ad una soluzione che permetta una reale integrazione di queste persone non del tutto inidonee al lavoro perchè considerate dalla commissione medica comunque idonee per attività semplici ed esecutive.
Questa lettera, quindi, mira ad evidenziare nella L.104 la mancanza di pari opportunità per i disabiliti mentali e i disabiliti fisici. Attualmente nelle liste di collocamento confluiscono tutte le disabilità a svantaggio delle categorie con handicap mentale. Quest'ultime non hanno le capacità intelletive per far fronte ai test di preselezione, sia per le chiamate dirette degli uffici di collocamento sia per le selezioni ai corsi di formazione professionale indetti dalla Regione Piemonte.
I concorsi riservati alle categorie protette non tengono minimamente conto delle disabilità cognitive richiedendo competenze linguistiche, informatiche e il possesso della Patente B che rappresentano un'utopia anche per i disabili con un ritardo lieve-moderato, ma comunque abili per mansioni semplici e operative.
Attualmente i disabili con un moderato ritardo hanno possibilità di accedere solo ai corsi di formazione pre-lavorativi che nella Regione Piemonte prevedono quello di aiutante cucina e addetto magazzino e logistica terminati i quali non si profila null'altro. Può un disabile vivere dignitosamente con una pensione di invalidità di 289 euro non avendo, oltre la madre, fratelli o sorelle che possano prendersi cura di lui?
Occorre valorizzare una persona nelle sue capacità, seppur residuali, garantendo una formazione e un inserimento lavorativo oltre che sociale. Il rischio è l'esclusione e l'isolamento.
L'obiettivo sarebbe quello di riuscire a eliminare i limiti che la legge e il sistema lavorativo prevedono in questi casi.
Per cui chiedo l'intervento della politica per una rivisitazione della Legge 104 affinchè i bandi di selezione pubblica, cosi come i corsi di formazione professionale tengano conto delle disabilità intellettive con relativo riconoscimento delle residue capacità lavorative cosi come definiti dalla L. 68/99, con prove d'esame di tipo pratico semplice ed esecutivo. Confido nella sensibilità di tutti quelli che leggeranno questa lettera per unire le nostre forze alla risoluzione del problema.

 

Maria Daniela Iurato

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria