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Martedì 27 giugno 2017

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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21/08/2015

LMCA: gli artifici contabili di Paolo Sacco

Era il 1910 e in Consiglio Comunale si discuteva il Bilancio di previsione 1911, quando Antonio Franzini, ex sindaco, sottoponeva a dure critiche l'elaborato presentato dall'orologiaio socialista di Spinetta...

   

LMCA: gli artifici contabili di Paolo Sacco

Nella puntata del 5 maggio, ‘La Mia Cara Alessandria’, condotta da Piercarlo Fabbio sulle frequenze di Radio Bbsi e disponibile nelle sezioni podcast sui siti www.fabbio.it e www.ritrattidall’alba.it, si lascia trascinare dal rumore delle prime macchine meccaniche che popolano i nostri uffici, anche pubblici: per scrivere, addizionatrici, totalizzatrici, calcolatrici. Aiutano gli impiegati del XX secolo, abituati a far di conto e a vergare in bella scrittura gli atti - specie quelli pubblici - che, proprio per la loro importanza, sono arrivati fino a noi che possiamo ancora leggerli e magari trovare fin troppe analogie con quello che succede oggi.

Siamo nel 1910, è l’11 novembre: il Consiglio Comunale è impegnato, in seconda lettura, nell’approvazione del Bilancio di Previsione 1911. Sindaco è l’orologiaio di Spinetta, socialista, Paolo Sacco. Non è la prima volta che siede sulla poltrona di primo cittadino: lo ha fatto nel 1899, poi, dopo una pausa durata 6 anni in cui la città è stata guidata da Antonio Franzini, liberale, dal 1905 al 1909, aveva nuovamente governato Alessandria. E questa è la terza volta che lo fa, pur se l’esperienza dura un breve lasso di tempo e Franzini riprenderà nel 1911 il comando delle operazioni a Palazzo Rosso, sostenuto anche dai cattolici e da Teresio Borsalino.

In Italia sta governando Sidney Sonnino, ma da lì a poco ritornerà Giovanni Giolitti. Sono comunque i liberali a prevalere. E fra un anno si partirà alla conquista della Libia.

Il Consiglio Comunale è composto da 60 membri, mentre in Giunta gli assessori sono 12. Il bilancio di previsione racconta questa condizione, ma racconta anche “che i bilanci sono interpretazioni della realtà e non, come molti credono, immutabili e rigide fotografie dell’esistente. Non a caso proprio il dibattito in Consiglio determinerà – ma come lo sarà mille altre volte – le tensioni che si vengono a creare su numeri che i meno esperti, tendono a considerare assolutistici”.

L’Alessandria dell’epoca ha 76.304 abitanti; circa 41mila vivono in città e 35mila nei sobborghi. Sobborghi, che giungono fino a Portanova, Retorto e Castelferro, partendo da Valmadonna. Persino il Cristo è ancora considerato un sobborgo, alla stregua di Villa del Foro o di San Giuliano. Il bilancio ha un fatturato di 3.672.870 lire, che corrisponde a circa 15 milioni di euro di oggi. Se poi si tengono in considerazione solo le entrate e le spese – ciò che oggi chiamiamo parte corrente – la cifra del bilancio 1911 è fissata in 1.712.934 lire. Provando ad attualizzare ad oggi tale cifra, la troveremo vicina ai 7 milioni di euro.

Insomma il Comune spendeva tra le 13 e le 14 volte in meno di oggi e conseguentemente incassava, visto che il bilancio pareggiava come di prammatica.

Uno dei cespiti più consistenti era, all’epoca, costituito dalle spese per l’istruzione. L’obbligo era fissato fino a 12 anni. E ogni Comune doveva almeno istituire fino alla IV classe; la V e la VI avrebbero costituito un ‘corso popolare’ aggiuntivo alla scuola elementare. Le scuole erano 198 con una media di 44 alunni ognuna; per quelle dell’obbligo si sarebbero spese 442 mila lire, mentre 242.800 sarebbero state stanziate per le scuole medie e quelle di istruzione accessoria. Agli insegnanti sarebbero andate ben 22 mila lire di aumento per gli stipendi complessivi. E proprio sulla scuola si innesta il primo problema di bilancio.

“Le lire 9694 di minori entrate ordinarie – spiegava il Sindaco Paolo Sacco - vengono da noi eliminate, per desiderio di chiarire una situazione che potrebbe offuscare la sincerità delle cifre. Voi conoscete la ormai lunga questione del mancato concorso del Governo nelle spese dell’Istruzione pubblica per effetto della legge del 1904: larghe previsioni si son fatte in tutti i bilanci dal 1905 in poi (…) Questa è l’origine del cumulo di residui attivi che finora si sono mantenuti, per le eventuali rivendicazioni verso lo Stato. Pur non rinunciando a tali rivendicazioni, noi riteniamo che soltanto il credito liquido ed esigibile senza contestazioni, debba essere previsto nel bilancio ora che, dalla defatigante dilazione del Governo a risolvere la questione, dobbiamo convincerci che la vertenza merita altra sede.” (da ‘Città di Alessandria, Bilancio di Previsione dell’entrata e dell’uscita per l’esercizio finanziario 1911’).

Cosa era successo? Quale manovra conduceva Paolo Sacco? Venivano cancellati crediti dallo Stato per 9700 lire, oltre ad altri maturati, ma mai incassati. Lo Stato prometteva, il Comune iscriveva a bilancio, ma le lire non arrivavano. Intanto erogava il servizio dell’Istruzione, pagava scuole e maestri, ma alla fine dovevano pensarci i cittadini con le tasse comunali a farvi fronte. “Che abbiano ragione alcuni monetaristi, storici ed economisti che fanno risalire l’immane debito pubblico odierno addirittura a Cavour e alle spese contratte per istituire la Nazione italiana nell’Ottocento?”.
A proposito di tasse, gli alessandrini versavano all’erario comunale ben 746 mila lire (cioè circa 3 milioni di euro attuali, almeno venti volte in meno di quanto oggi concorrono a versare). Vi erano dazi su liquori, carni, riso, olii, burro, zucchero e altri generi; tasse sulla vendita al minuto per i generi non colpiti dai dazi governativi; tasse su vetture pubbliche e private, sui domestici, sugli affitti; imposte di famiglia, sui cani e su diritti diversi. Poi vi erano le sovrimposte comunali e imposte su terreni, fabbricati e mobili registrati.

Ogni abitante versava, se non era gravato da proprietà, 9.776 lire. E avrebbe potuto ben di più dovere all’erario, nel caso il Consiglio Comunale avesse deciso di spingere le tasse al massimo (778 mila lire: un + 5%). Tra gli altri servizi resi dal Comune, quello dell’illuminazione pubblica, assai costoso, visto che quella a GAZ ed Elettrica cittadina raggiungeva il costo di 52mila lire, mentre quella a petrolio suburbana era ancor più cara: 67mila lire. Infine l’annosa questione della manutenzione delle strade Quelle urbane venivano a costare 19 mila lire; il rinnovo e la manutenzione dei selciati 22 mila lire, mentre le strade extraurbane raggiungevano la cifra di 57 mila lire. Peraltro, proprio dalla relazione al bilancio si viene a sapere che straordinariamente venivano stanziate 160 mila lire per le strade, che da sempre costituiscono croce e delizia per ogni Comune.
Nel dibattito in Consiglio non manca una sanguigna polemica tra Antonio Franzini (già sindaco, che poi lo ridiventerà) e Paolo Sacco. Perché? Per artifici contabili presenti nel bilancio. Ecco cosa dice: “Signor Sindaco le faccio osservare che il sussidio governativo di L. 35 mila per l’abolizione del dazio sui farinacei fra le entrate del 1905 viene calcolato tre volte. Nel 1911 lo si calcola due volte. E quindi il confronto fra le entrate non regge. Inoltre per il 1905 si fanno figurare L. 33/mila per tasse bestiame, senza assegnare come dovrebbesi al passivo per tale anno la spesa delle guardie campestri.” E il Franzini continua con altri esempi, tanto per dimostrare che se non proprio la matematica, almeno i bilanci sono un’opinione.

Anche in questa puntata le rubriche: ‘La reclame d’annata’; ‘Stra per stra’ porta in via Lorenzo Penna (Da via Bellini a lungo Tanaro Magenta. Parallela a via Poligonia, per un tratto). Nato ad Alessandria nel 1870. Studia ingegneria. Arruolatosi, diventerà generale di Brigata. Durante la prima guerra mondiale è Direttore dell’Ufficio Chimico dell’Esercito. Nel 1916 gli austriaci iniziano gli attacchi con i gas asfissianti sul massiccio montuoso del San Michele, poi caduto in parte in mani italiane nell’estate dello stesso anno. Penna è un esperto nel settore e per la sua attività ha anche stretto rapporti importanti con la comunità scientifica universitaria italiana. Ma che cosa provoca il gas utilizzato dai nemici, cioè l’iprite? Penna la prova su se stesso ustionandosi un braccio, in modo da rendersi conto personalmente degli effetti e delle cure che potevano essere applicate. Del resto l’iprite è dotata di proprietà vescicatorie e tossiche Come aggressivo è particolarmente pericoloso, per la sua elevata persistenza, per la facoltà che hanno i suoi vapori di agire sulla pelle anche attraverso i vestiti; forma vesciche, necrosi, disturbi circolatori; ha azione tossica generale. Produce mutazioni nel patrimonio genetico. Penna inventa la maschera antigas T35 di cui verrà dotato il nostro esercito, di norma su produzione Pirelli. Si spegne a Roma nel 1927 all’età di 57 anni.

Quindi l’almanacco del giorno prima, fatti successi tanti, tanti anni fa in Alessandria, per chiudere con la playlist dedicata a Giovanni D’Anzi e alla Milano dell’Expo, curata da Fabbio con Roberto Cristiano: Lassa pur che'l mund el disa-Giovanni D'Anzi; Voglio vivere così, A. Bocelli - Elisa (Giovanni D’Anzi, Tito Manlio); Silenzioso slow (Abbassa la tua radio per favor), Norma Bruni di Bracchi - D'Anzi (1940); edizione Curci. La canzone e l'inteprete furono lanciati dalla seconda Gara nazionale per gli artisti della canzone, bandita dall'EIAR (25.01 - 06.02.1940). E' esemplare, per genere (lo swing) e per testo (la definitiva celebrazione della radio, ormai pienamente integrata nella vita quotidiana dell'italiano medio), del filone canzonettistico italiano di maggior successo nel periodo 1939 – 1940; Nostalgia De Milan, Milly; Dammi una rosa rossa, Alberto Rabagliati (Autori: G. D'Anzi - M. Galdieri – 1947); Ma le gambe, Enzo Aita & Trio Lescano; Ma l’Amore no, Lina Termini; Non dimenticar le mie parole, Caterina Valente; Oh mia bela Madunina, Gino Bramieri.

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria