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Martedì 25 settembre 2018

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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06/03/2018

Alla ricerca di un nuovo soggetto politico

Ettore Bonalberti svolge alcune considerazioni sul voto e auspica una nuova dimensione della politica. I moderati orfani di una rappresentanza?

   

Alla ricerca di un nuovo soggetto politico

Alla ricerca di un nuovo soggetto politico dopo le elezioni

La condizione di anomia dell’Italia che avrebbe potuto  e potrebbe ancora sfociare nella rivolta sociale, con la più alta percentuale di votanti (oltre il 71%) raggiunta da molte elezioni a questa parte, superato così il rischio astensionismo, si é espressa  nella più grande svolta politica italiana,  dopo quella del 1994, che segnò il passaggio dalla prima alla seconda repubblica. Un  autentico  terremoto politico destinato a cambiare lo scenario politico del Paese.

Il voto del 4 marzo segna, infatti, il passaggio dalla seconda alla terza Repubblica con la divisione e il divario territoriale dell’Italia resi evidenti dalla realtà di un centro Nord, dominato dal centro-destra a trazione leghista e di un centro-Sud, a dominanza pressoché esclusiva del M5S.

Mai, come dopo questo voto, le questioni  settentrionale e meridionale sono fisicamente rappresentate specularmente nel Parlamento nazionale. Il Sud, persi e abbandonati i tradizionali centri di potere e di elargizione delle risorse pubbliche non più disponibili, si è affidato all’ultima speranza offertagli dal M5S di Grillo e Di Maio. Loro hanno promesso il reddito cittadinanza a una società caratterizzata da un tasso di disoccupazione (oltre il 50%), specie giovanile, tra i più elevati  dell’Italia e dell’Europa, e vittima di una condizione di arretratezza nei servizi che la differenziano fortemente dal resto del Paese. 

Ora la speranza del Sud è tutta riposta nelle promesse elettorali e nell’affidabilità dei giovani del M5S. Tutto ciò si è dimostrato una condizione sufficiente per garantire al partito dei grillini il trionfo elettorale, ma sarà quanto mai precaria al fine di  avere certezza di risposte di governo per il presente e per il futuro.

Il Nord, intanto, ha creduto, più che nella defiscalizzazione della “flat tax” del Cavaliere, nelle proposte di Salvini e il terzo stato produttivo si attende riforme in grado di garantire il superamento della sua condizione di progressiva proletarizzazione. Sono due attese e due speranze, quelle del Nord e del Sud d’Italia, difficilmente compatibili per qualsiasi governo che possa nascere da qui a qualche settimana o mese, tenendo conto dell’enorme debito pubblico sin qui accumulato (2300 miliardi) e dei paletti europei tuttora ben conficcati sul terreno politico istituzionale, a cominciare dal fiscal compact e dal dominio esercitato dai poteri finanziari nella BCE e in tutte le banche centrali europee.

La nuova sintesi in grado di tenere unita l’Italia dovrà probabilmente realizzarsi con una riorganizzazione complessiva del Paese su basi autenticamente federaliste, come quelle a suo tempo teorizzate dal prof. Miglio: la formazione di quattro o cinque macroregioni in un assetto istituzionale centrale di tipo presidenziale.

Da queste elezioni, in ogni caso,  emergono nettamente:

a) la realtà di un blocco sociale eterogeneo al Sud, che va dai diversamente tutelati al  terzo stato produttivo, che ha cercato il conforto  e la speranza nel M5S, primo partito italiano;

b)  b) la fine del ruolo politico  trainante di Berlusconi nel centro destra, sempre più a trazione leghista, dove Matteo Salvini ha compiuto il miracolo di triplicare il consenso al partito inventato da Bossi come partito della Padania, oggi partito a dimensione nazionale;

c)  c) il tracollo della sinistra trasformista renziana e dello stesso  tentativo dell’alternativa dei “Liberi e Uguali”, ridotti a una misera rappresentanza con il solo diritto di tribuna in sede parlamentare.  È la fine di un ruolo politico importante della sinistra nel nostro Paese, documentato anche dai risultati negativi registrati nelle storiche regioni rosse dell’Emilia, Toscana e Umbria;

d)  d) la drammatica  realtà di un’area cattolico e popolare del tutto inesistente, grazie alla scelta egoistica e di chiusura compiuta dai responsabili del movimento “Noi con l’Italia”, ridotti al lumicino e incapaci di superare la soglia del 3% imposta dal “rosatellum”, mentre infinitesima, sotto l’1%, è risultata la rappresentanza del “Movimento per la famiglia” di Adinolfi. Non sono mancate alcune elezioni di deputati e senatori in liste diverse del centro-destra che sono, tuttavia, espressione della nostra stessa cultura politica;

e)  e) dopo il voto di domenica non ci sono maggioranze parlamentari in grado di esprimere un governo, con il M5S primo partito nel Paese e il centro-destra che é la più consistente coalizione in termini di voti in Italia e di seggi  alla Camera e al Senato

In attesa delle prime mosse dei e tra i partiti, con l’elezione dei presidenti delle due camere, e dell’incarico che Mattarella affiderà alla personalità in grado di formare il nuovo governo, spetterà a noi “ DC non pentiti” ripensare totalmente una nuova strategia che sappia superare gli errori  compiuti e le insufficienze sin qui espresse.

Prima e in tempi brevissimi dovremo risolvere le residue questioni interne alla cosiddetta “DC storica”, attraverso un’assemblea dei soci aventi diritto, che Fontana si è impegnato a convocare il prossimo 24 Marzo a Roma. In seguito, un congresso straordinario da svolgersi secondo norme statutarie da tenersi entro maggio per definire, con un programma credibile per il Paese, la dirigenza del partito. Una dirigenza  che dovrà puntare a riorganizzare su basi totalmente nuove la presenza di quanti, popolari e democratico cristiani, sono interessati a dar vita a un nuovo soggetto politico centrista: laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori. Un soggetto politico che, ci auguriamo, possa contare  sul contributo di alcuni deputati e senatori eletti della nostra stessa cultura politica, capace di collegarsi ai fermenti nuovi che si sono manifestati in Francia e in Spagna e all’interno della stessa CDU e CSU della Germania.

Come associazione dei “Liberi e Forti”, ancora una volta, dobbiamo riprendere pazientemente la trama di una tessitura che richiederà tempi lunghi e una ripresa di iniziativa culturale e sociale, prima ancora che politico organizzativa, di aree vaste del mondo cattolico italiano che da queste elezioni risulta irrimediabilmente ridotto all’irrilevanza politico istituzionale.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione  Liberi e Forti)

Venezia, 5 Marzo 2018

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria