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Martedì 27 giugno 2017

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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05/01/2016

LMCA: le due Alessandrie

Oltre mille anni prima che nascesse la città, già vi era uno dei borghi che poi la fondarono. I romani abitavano la zona oltretanaro e noi ci siamo andati con la macchina del tempo

   

LMCA: le due Alessandrie

Nuovo incontro settimanale con 'La Mia Cara Alessandria', il programma condotto da Piercarlo Fabbio tutti i martedì su Radio Bbsi e disponibile nelle sezioni podcast dei siti www.fabbio.it e www.ritrattidallalba.it.
La trasmissione di martedì 8 settembre si apre sulle note della colonna sonora della versione 1956 de 'Il Giro del Mondo in Ottanta giorni', liberamente tratto dall'omonimo libro di Jules Verne. Una musica che spiega come con la fantasia si possa viaggiare nel tempo e nello spazio, senza impedimenti. Oliata la cigolante 'macchina del tempo', ferma da qualche mese, Fabbio chiude gli occhi e riparte verso un nuovo, antichissimo mondo, facendosi largo tra nebbie e acquitrini…
C’erano una volta due Alessandrie, l’una viveva sulla sponda destra del Tanaro, l’altra su quella sinistra. Ora l’una c’è ancora, l’altra no, ma nel suo tempo, dal 1168 in avanti, può rivivere. Affidandosi alle parole di uno storico di vaglia, Girolamo Ghilini, annalista, autore di un poderoso volume di oltre 1600 pagine: “(…) la città, fu divisa nelle sue contrade, che dal volgo si chiamano quartieri, cioè di Gamondio, Marengo e Rovereto, alle quali dopo poco tempo fu aggiunta la quarta di Borgoglio, separata dalle altre, scorrendovi per mezzo il fiume Tanàro. (…) Borgoglio (…) è sempre stato nel suo primiero e vecchio luogo, e questo fu quasi tutto dalla pianura del colle vicino trasportato in quel sito dove ora si vede, cioè dì là dal Tanaro dietro alla riva verso la parte di Rovereto.” (Girolamo Ghilini, Annali di Alessandria, Milano, 30 aprile 1666, pag. 21, edizione del 1903 annotata da Amilcare Bossola).

In queste parole c’è la prima rivelazione. Mentre si fonda e si organizza la città nuova, che verrà chiamata Alessandria, Borgoglio o Bergoglio sembrerebbe già esservi. Il Ghilini lo dice senza indugi: “il suo primiero e vecchio luogo”. E' necessario quindi andare alla ricerca di qualcosa di preesistente. Un borgo, una fortificazione, un qualcosa che però non è neppure tutto lì oppure lì ci è arrivato nel tempo. Forse scendendo dalla collina delle odierne Valmadonna e Valle San Bartolomeo, per abbarbicarsi al fiume in un luogo assai importante.

Fra poco sorgerà uno sgangherato ponte di legno, ma forse già prima vi è qualcosa che permette il passaggio da una riva all’altra: un guado, qualche imbarcazione, un insieme di tavole scalcagnate che almeno tentano di non far bagnare totalmente i piedi a chi vuole attraversare il fiume, solo quando è calmo. Bisogna cercare meglio. E soprattutto dare credito al grande storico che ci fa pensare a uno spostamento di qualche cosa in tempi vicini alla fondazione di Alessandria.
Ancora una volta una leggenda, che consente di intravvedere la verità. Bisogna ricorrere alle 'Gesta Karoli Magni imperatoris' contenute nella 'Cronica imaginis mundi' di Fra Jacopo da Acqui, che racconta come Carlo Magno, per meglio combattere i saraceni, costruisse un gran ponte sul Tanaro presso i borghi non ancora eretti di Bergoglio e Roboreto. La tecnica costruttiva dell’epoca in realtà non consentiva di gettare un ponte in muratura così lungo, cioè circa 200 metri. Ma se c’è leggenda, c’è anche un pizzico di verità e quindi si deve pensare che in quel luogo vi fosse almeno un guado o un porto fluviale e che inverni molto rigidi permettessero comunque già il passaggio di carri e masserizie sulle acque gelate del fiume. Ciò fornisce ulteriore conferma di come i romani avessero posto un accampamento in regione Bergolium, e un castrum poco distante dalla collina, per proteggere l’importante passaggio. Ed in ciò il Ghilini avrebbe visto giusto.
Se si parla, più o meno realisticamente di Carlo Magno, si discorre di un tempo compreso fra il 700 e l’800 d.C.. Se invece si fa riferimento ai romani, basti dire che l’impero romano d’occidente cade convenzionalmente nel 476. Siamo comunque ben prima che Alessandria nasca.

Qualcosa, anzi più di qualcosa c’è anche se proprio non è lì, a ridosso del Tanaro e soprattutto non è ancora gemello con qualche cosa d’altro che sta sulla riva destra, cioè Rovereto. Tanto vale avviarsi verso la collina, sapendo comunque che i romani avevano un centro di riferimento sempre sul Tanaro, ma più a sud-ovest, cioè Forum Fulvii, l’odierna Villa del Foro. Io, però mi incammino dalla parte opposta.

La cosa che stupisce di più è che il sistema di strade che solca la zona in cui secoli dopo sorgerà Alessandria è più o meno lo stesso di oggi. La via Emilia Scauri passa dalla vicina Tortona, dove si incrocia con la via Fulvia che porta a Forum Fulvii passando da Marengo, ma è probabile che rasenti anche una corte, con una torre di avvistamento al di là del Tanaro. E’ il primo nucleo di Rovereto. La via Fulvia prosegue verso Asti (Hasta) e raggiunge Torino (Augusta Taurinorum). Passa il Tanaro con un ponte a Forum Fulvii, raggiunge Solero. In questo tempo, Villa del Foro fa le veci della non ancora nata Alessandria, e già il luogo è caratterizzato da un incrocio significativo di vie, che hanno mantenuto fino ai nostri giorni gli stessi percorsi.

Sentiamo Plinio il Vecchio, lo scrittore romano nato quando Cristo aveva 23 anni, e che amava vedere le cose di persona: “L’Appennino (è) grandissimo monte d’Italia (…) dall’altro lato su fino al Po ricchissimo fiume d’Italia, ogni cosa riluce per le nobili città, Libarna, Colonia, Derthona, Iria, Barderate, Industria, Pollentia, Carrea, Forofulvio che si chiama anche Valentino”.
Siamo in riva sinistra e anche qui possiamo percorrere una strada che porta verso Valenza. La usano i militari e la chiamano “Muntà”, probabilmente perché sale verso la collina… proprio ciò che cercavamo. Anche questa strada è assai simile al percorso dell’attuale via Pavia.

Nel camminare, con il Tanaro alla destra e ampi infrascamenti alla sinistra, ci si chiede come i romani facessero le strade, visto che molti scavi ce le hanno restituite quasi intatte. E come oggi utilizziamo gli stessi percorsi solo ricoperti dall’asfalto. Perché erano così resistenti? Non c’erano le buche anche allora? Forse, dirà qualcuno, perché non c’era ancora il Comune di Alessandria. Beh, la battuta è carina ma non c’entra… almeno non ancora.

I romani costruivano le strade affinché durassero il più possibile, ma curavano anche la loro manutenzione. Camminando verso la collina non si trovano manutentori all’opera. Ma qualcuno ha detto che ci sono squadre specializzate che quotidianamente lavorano sulla via Fulvia, una strada assai importante, paragonabile alle nostre autostrade. Lì si può vedere lo spaccato di una strada romana, carpire i suoi segreti. E’ composta da uno scavo largo da 4 a 6 metri e profondo anche fino a due… ma lasciamo ad Alberto Angela il compito di spiegarci il seguito della lavorazione: “si comincia poi a riempirlo con tre strati di pietra: in basso un livello di grandi massi arrotondati, segue verso l’alto uno strato di ciottoli di dimensioni medie, infine il livello più superficiale costituito da ghiaia mista ad argilla. (…) Questa stratificazione dei ciottoli (…) è il vero segreto delle strade romane: come un filtro, porta via l’acqua piovana dalla superficie, impedendole di ristagnare”. Oltre all’argilla si usava anche la calce e in molti casi, come a Libarna, si usavano frammenti di tegole e vasi pieni di malta in luogo della ghiaia.

Il cosiddetto “nucleus”, come ricorda Giovanni Cellè, ottimo storico locale, descrivendo le strade intorno a Libarna. A ciò si aggiungeva il manto stradale, cioè grandi pietre (basoli) messe a scaglie di tartaruga. Erano molto spesse, più simili a grossi cubi, che a semplici lastre. Con il loro peso stabilizzavano la strada e la rendevano percorribile anche da pesanti carri. Come la via Fulvia. Lontano dalle città, però questo ultimo strato veniva tralasciato in quanto molto costoso, e si rimaneva al terzo, cosparso di ghiaia sottile, che rendeva sì le strade compatte, ma assai polverose con discreto scorno dei viaggiatori.
Scoperto anche questo segreto grazie alle buone relazioni con gli abitanti del luogo, non sfugge che la via Muntà è percorsa da carri che arrivano da Valenza e vanno verso Valentinum, cioè Villa del Foro. Il traffico non è solo militare, dunque, ma anche commerciale. Poco più in là s'incrocia una strada, che già allora si chiamava della Cerca e poco più su una ancora più importante, che collega i due grandi centri di Mediolanum (Milano) e Augusta Taurinorum (Torino), passando per Montecastello, che in questo tempo tutti conoscono per Pontianum. E’ strada della Serra, una via di crinale che è percorsa molto di più che le strade di pianura. E’ più sicura e meno acquitrinosa, nonostante sia più disagevole il cammino per le diverse altimetrie.

Nel Medioevo verrà usata tantissimo dai romei, i pellegrini che vanno a Roma a piedi.

La meta sembra vicina, perché la strada Cerca interseca un agglomerato di costruzioni, rade, ma fortificate. E’ il castrum che cercavamo, in regione Autini proprio sulle prime pendici del Bricco Sant’Antonino. E’ il castrum Burguliae? Possiamo chiederlo in una 'popina' o una 'caupona', una locanda che dà anche alloggio. Oggi la chiameremmo 'wine-bar', ma fino a ieri la si appellava osteria. La costruzione è di legno, puntellata da più parti, malsana quanto basta e sporca, ma pare l’unico luogo ospitale in questa zona popolata da militari. Sembra che noi moderni non abbiamo inventato granché in questa plaga… Passeremo la notte, poi domani cerchermo di capire meglio se veramente siamo arrivati a Borgoglio.

Tornano naturalmente con la ripresa delle trasmissioni dopo la pausa estiva le rubriche. Le 'Reclame d’annata… però' propongono 'La Grande Lotteria nazionale italiana' e 'Pastiglie Duprè' da 'Noi e il Mondo'.

'Strà per strà' porta in via dei Guasco, che va da spalto Rovereto a piazza della Libertà, parallelamente a via Mazzini. Dal 1400 al 1550 si chiamava rugata de Carmelo; alla fine del 1700 strada del Carmine; dal 1800 al 1814 rue Brissac; dal 1815 via del Carmine; dai primi anni del 1900 via Guasco, nobile famiglia alessandrina, proveniente da Bergoglio, poi Solero, ma originaria della Francia. Molti furono i suoi figli che si distinsero nella storia di Alessandria. Famoso Scipione Guasco, che viene ricordato da Torquato Tasso nel suo poema cavalleresco 'La Gerusalemme liberata'. In effetti Scipione partecipò a una Crociata, distinguendosi nella conquista del Santo Sepolcro.

Ma molti furono - come detto - i valorosi appartenenti a questa famiglia che si distinse per l’attaccamento alla città e per opere di beneficenza in suo favore. Come la costruzione del convento e della chiesa di Santo Stefano. Più volte si distinsero nella difesa della città, minacciata dai nemici. Ma alcuni dei suoi membri furono anche uomini di lettere e artisti come Carlo Giovanni Guasco di Solero oppure mecenati come Filippo Guasco. O ancora alti prelati come il vescovo Ottaviano Guasco o Perpetuo Guasco. Appartiene alla famiglia una parte del Palazzo sito nella via. Una parte venne donata al Comune di Alessandria per farne sede di istituzioni culturali.

'L’almanacco del giorno prima, fatti successi tanti, tanti anni fa in Alessandria' ricorda che oggi la Chiesa celebra la Natività di Maria Vergine.

Si chiude, come da tradizione, con la playlist musicale della settimana che propone le atmosfere vellutate anni Sessanta di Alessandro Cagnoli. Quante volte vi è capitato di ascoltare una inconfondibile canzone anni Sessanta e non saperla riconoscere? Non ne conoscete il titolo, né l’interprete. Sapete solo che l’epoca di quel brano è distinguibilissima. L’obiettivo di Cagnoli – sottratto alla sua eterna ricerca di musica di alta qualità e riportato in trasmissione dopo un lungo periodo di collaborazione con Roberto Cristiano, che ritornerà presto con le sue scelte – è riprodurre un’atmosfera musicale, lasciando a Fabbio l’ingrato compito di spiegare titoli, interpreti e carriere, nonché connessioni artistiche o altro ancora possa piacere agli ascoltatori, possa farli, cioè, scoprire che quella musica così familiare ha autori, interpreti, esecutori, poco noti ma che sono entrati nella mente. Apre Boris Gardiner con 'Loves been good to me'; seguono 'That's all' dei The Midniters, Maybellene Marty Robbins, 'As I watch you walk away' Martha Smith Northern soul girls rock, 'Can't take my eyes off you' Frankie Valli and The 4 Season, 'Since I don't have you' The Skyliners, 'The best is yet to come' Cy Coleman, 'Comin home baby' Mel Tormé, 'Green onions' Booker T & the MG's, 'The captive' Boris Gardiner.

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria