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Venerdì 16 novembre 2018

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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06/08/2018

Salvini tra moglie e amante...

Ettore Bonalberti analizza l'attuale situazione politica. Il centro destra è veramente finito oppure vi sono ancora troppi interessi che lo portano a non rompere?

   

Salvini tra moglie e amante...

Salvini Berlusconi TAV

Con la mancata ratifica della nomina di Marcello Foa alla presidenza della RAI, si è probabilmente consumata l’alleanza di centro-destra o quanto meno, se le notizie filtrate sono attendibili, il rapporto tra i gruppi parlamentari di Forza Italia e Lega.

In realtà la coalizione di centro destra era, di fatto, saltata col voto del 4 Marzo alle politiche, con la  successiva “fuitina” di Matteo Salvini con Luigi Di Maio, obtorto collo subita dal Cavaliere, e la nascita del governo “ del contratto”, espressione non già di un’alleanza politica, ma del sempiterno trasformismo italico.

Se con Renzi tale pratica parlamentare si era consumata con la transumanza di mercenari parlamentari eletti a destra per spostarsi a sostegno del “giovin signore fiorentino”, con Salvini si è giunti a un cambio di posizione ancor prima dell’avvio dei lavori parlamentari. Uno spostamento di campo motivato per ragioni di necessità ( formazione di un governo o elezioni anticipate), con il forzato e subito consenso di Forza Italia e la malcelata  disponibilità della Meloni di Fratelli d’Italia.

Difficile, tuttavia, pensare di  conservare un permanente ménage a trois tra moglie ( Forza Italia) e amante ( M5S), anche per un rampante lombardo come il leader leghista. Assunta la funzione di vice premier e di ministro dell’interno, Salvini si è messo a svolgere il ruolo di mattatore, finendo con l’assumere di volta in volta quello di ministro degli esteri, dell’economia, sino a oscurare la figura del prof Giuseppe Conte, chiamato a svolgere, ennesimo presidente del Consiglio non parlamentare, il ruolo di esecutore del contratto giallo verde.

C’è però l’esigenza di una misura per tutti e anche Salvini è caduto vittima di una presunzione che lo ha portato a sfidare la stessa legge, cercando di imporre senza trattativa un presidente a capo della RAI, il massimo ente di produzione culturale e di informazione di massa; desiderio di tutte le maggioranze dai tempi in cui la DC la faceva da padrona con il grande e compianto Ettore Bernabei. Atto di arroganza o intelligente calcolo politico di un leader che si sta preparando al salto della quaglia cercando di incassare la rendita di consenso che sembra gli garantiscano i ricorrenti sondaggi pre-elettorali?

L’unico dato politico certo è che in poco più di cinque anni  il M5S è riuscito, con la regia di Beppe Grillo e della Casaleggio & C, a far saltare, prima, la coalizione di centro-sinistra e, adesso, se non a far saltare, a mettere seriamente a rischio quella di centro-destra.

Sono troppo forti le ragioni che fanno stare insieme Lega e Forza Italia, che controllano le principali regioni del Nord ( Lombardia, Veneto, Friuli V.Giulia, Liguria) e che nelle recenti elezioni regionali e locali hanno conquistato importanti realtà al centro e sud d’Italia per ipotizzare un improvviso e rapido sfascio dell’alleanza. Una cosa, però,  è certa : il Cavaliere non si rassegna all’idea di cedere la leadership del centro-destra a Matteo Salvini e con il NO a Foa, ha segnato un punto a sostegno della sua rivincita. Astensione dal voto in commissione, più subita per la rivolta di Tajani e Letta e dei gruppi parlamentari, ché, fosse stato per Berlusconi, dopo la visita di Salvini al San Raffaele, avrebbe probabilmente subito, dopo la “fuitina”, anche questo ennesimo schiaffo dal leader leghista.

Una cosa, però, è certa: difficile per Salvini conservare il ruolo di partner di un governo dove dai grillini ogni giorno di più sembrano emergere soggetti “pieni di presunzione e di vuota arroganza senza intelletto” ( Platone), con proposte altalenanti e ondivaghe sempre più contrastanti con gli interessi e i valori di una base elettorale leghista lontana mille miglia da quelli espressi dai parlamentari pentastellati.

Bisogna prendere realisticamente atto che, con il voto del 4 Marzo si è voltato veramente pagina e anche le vecchie distinzioni tra centro-destra e centro-sinistra sono saltate, mentre alla vigilia delle prossime elezioni europee, con legge elettorale  proporzionale pura, avanza sempre più nettamente lo scontro tra sovranisti e europeisti di diversa caratura e strategia politica.

E’ in questo deserto della politica italiana, con una società squassata dalla condizione prevalente di anomia politica ( assenza di regole, venir meno del ruolo dei corpi intermedi, discrepanza sempre più forte tra i tutti i ceti e le classi sociali tra i mezzi disponibili e i fini che ragionevolmente si intendono perseguire) che si pone la necessità di riscoprire, aggiornandole, le culture politiche che fecero grande l’Italia.

L’ultimo rapporto SVIMEZ con i dati drammatici sul Mezzogiorno sono a lì a dimostrare che non sarà con il decreto dignità di Di Maio e il NO alle opere strategiche pubbliche che si offriranno risposte serie e concrete ai nostri concittadini del Sud.

E’ forte l’esigenza di mettere in campo politiche fondate sul primato della persona e della famiglia, sul ruolo essenziale dei corpi intermedi, le cui relazioni fra di loro e con lo Stato devono tornare ad essere ispirate dai principi della solidarietà e della sussidiarietà, per cui, non è un caso, che nella vasta e articolata area cattolica e popolare, si ritorna a parlare della ricerca dell’”unità possibile” anche in politica.

E’ questo il tema che ci accingiamo a sviluppare e l’obiettivo che ci proponiamo di perseguire nei prossimi mesi che ci separano del 23-26 Maggio 2019, data del rinnovo del Parlamento europeo.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 2 agosto 2018

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria