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Venerdì 16 novembre 2018

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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21/10/2018

DM&S: in attesa delle europee

Se dai i soldi a chi non lavora e tassi chi lavora non puoi pretendere di creare occupazione. Così i contrattisti attendono le elezioni

   

DM&S: in attesa delle europee

Di Maio Salvini in rotta

Salvini non vuol passare per “fesso” e Di Maio da “bugiardo”. Per interpretare il  contratto giallo verde, più che Giuseppe Conte, “l’avvocato del popolo”, servirebbe un notaio. Si è chiusa così, l'altra sera, la disputa tra Lega e M5S sul decreto di condono fiscale. A un passo dalla crisi di governo è intervenuto il premier Conte con la convocazione per oggi di un vertice di maggioranza e del consiglio dei ministri.

In serata poi la mazzata dell’agenzia di rating Moody’s, con un declassamento dei titoli dell’ Italia a un livello poco superiore a quello di “spazzatura”. Sarebbe il baratro definitivo  che impedirebbe ogni ulteriore intervento della BCE nell’acquisto di titoli di Stato del nostro Paese.

Il capo del governo ha commentato col suo solito ottimismo di maniera: “ l’avevamo previsto”. Un giudizio che, pronunciato da un signore che a BXL aveva cercato di convincere i nostri partner europei sulla bontà della manovra di bilancio, con la semplice definizione che trattasi di una “manovra bella”, lascia basiti più che i mercati finanziari, che si pronunceranno già Lunedì prossimo, tutti noi  disgraziati cittadini di questo povero Paese.

Stanno venendo al pettine i nodi di un’alleanza di governo espressione del peggior trasformismo politico parlamentare, frutto dell’esito del voto ambiguo del 4 marzo scorso e di un sistema elettorale bislacco da rivedere. La ragione di quanto sta accadendo nel rapporto tra grillini e leghisti va ricercata nella diversità di interessi e valori esistente tra i due partiti, ossia sui fondamentali su cui regge la politica,.

Se sui valori l’accordo è intervenuto sulla base della comune visione sovranista e antieuropea dei due movimenti, su quello degli interessi la divergenza verte su quelli dei diversi blocchi sociali ed economici di riferimento. Riprendendo la mia “teoria dei quattro stati” che, in maniera euristica, cerca di interpretare, seppur  riduttivamente, la realtà sociale italiana ricorderò in estrema sintesi:

a) Il primo Stato, quello della casta, è formato da oltre un milione di persone che vivono attorno alla politica e alle istituzioni, con laute prebende e benefits diversi. E’ l’aristocrazia dell’ancien regime trasferita nel XXI secolo.

b) Il secondo Stato è quello dei diversamente tutelati, che contiene l’intervallo compreso tra le alte gerarchie pubbliche (magistratura, alta dirigenza burocratica dello Stato e degli enti pubblici statali, parastatali e degli enti locali) sino all’ultimo gradino della scala rappresentato dai cassaintegrati e disoccupati con indennità e a quello dei senza tutela, come gli esodati e i disoccupati senza indennità.

c) Il terzo stato è quello che produce la parte prevalente del PIL: PMI con i loro dirigenti e dipendenti, agricoltori, commercianti, artigiani, liberi professionisti. La struttura portante dell’intero sistema.

d) Con le nuove norme comunitarie si scopre l’esistenza del quarto Stato o, se meglio si vuole definirlo “ il quarto non Stato” , un settore che potremmo qualificare come l’extra o l’anti  Stato, rappresentato dal lavoro nero, droga, prostituzione.
Trattasi di un settore il cui valore dell’attività economica è stimato in circa 200 miliardi di  euro che, in base alle nuove norme europee, buon per il governo, farebbe calare il rapporto deficit/PIL dello 0,2 %, ancora insufficiente secondo quando concordato con l’Unione europea a fronte dello scostamento indicato nel DEF del 2,4 %. Un settore fuori da ogni regola, che preleva ricchezza dal sistema e in larga parte la rimette in circolo sotto forma di consumi, risparmi e investimenti diversi, sottraendosi a ogni controllo e incidendo, comunque, in maniera significativa sul sistema stesso e non solo sul piano economico e sociale, ma anche per le sue nefaste incidenze sul piano politico e dei condizionamenti nelle istituzioni.

Da questa rappresentazione appare evidente che, fatte salve le realtà della casta e del quarto non stato, entrambe in grado di sopravvivere a qualsiasi mutamento socio politico che non sia tipo rivoluzionario, mentre il Movimento Cinque stelle ha saputo raccogliere il voto di larga parte dei “diversamente tutelati”, soprattutto dalla stragrande maggioranza dei diseredati del nostro meridione attratti dalla promessa del “reddito di cittadinanza”, la Lega ha fatto breccia sul consenso prevalente del “terzo stato produttivo” e una parte dei “diversamente tutelati” i cui interessi, nelle condizioni oggettive di disponibilità finanziarie dell’Italia, non possono che confliggere con le esigenze dei primi.

Milton Friedman ammoniva: “ se tu paghi la gente che non lavora e la tassi  quando  lavora, non esser sorpreso se produci disoccupazione”. E’ un aforisma di base di ogni politica economica, troppo lontano dalle competenze incerte di questi giovani senz’arte né parte catapultati a Palazzo Chigi, che più che la sede di un governo della Repubblica, sembra trasformarsi ogni giorno di più in una gabbia di matti.


In queste condizioni si potrà anche galleggiare sino al voto delle europee, sperando nel miracolo delle promesse annunciate e obbligatoriamente da soddisfare, seppur parzialmente, ma è evidente che il governo non potrà durare. Sarà molto importante accertare come reagirà quel 50% di elettori che il 4 marzo scorso furono renitenti al voto, ma per questi credo che sarà indispensabile proporre una seria e credibile alternativa democratico popolare fondata su culture politiche forti, come quelle del riformismo cattolico, democratico e liberale.

 

Ettore Bonalberti

Consigliere nazionale DC

 

Venezia, 20 Ottobre 2018

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria