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Martedì 27 giugno 2017

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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09/01/2016

LMCA: quelli di Alessandria, quelli di Borgoglio e...

...quelli di Casale. Continua il viaggio di Piercarlo Fabbio nel quartiere più antico dell'area alessandrina, dove ci sono ancora nostalgici di Guglielmo di Monferrato, che i nuovi cittadini vorrebbero estirpare

   

LMCA: quelli di Alessandria, quelli di Borgoglio e...

Di nuovo l’alba, ma questa volta è anche l’alba di una nuova città, che nasce, dicono gli storici, per sinecismo, cioè che Alessandria è fondata attraverso l’unificazione di entità politiche (Rovereto, Marengo, Gamondio e, appunto Borgoglio) precedentemente indipendenti, che decidono di perderci qualcosa di proprio per avere qualcosa di più potente. La città che creano sarà più forte della somma dei quattro quartieri che la compongono. Il successo di città imperiale è qualcosa che non ha pari almeno in Italia.

E, allora, Piercarlo Fabbio nella puntata del 22 settembre de ‘La Mia Cara Alessandria’ - sempre in onda il martedì dalle frequenze di Radio Bbsi e poi disponibile nelle sezioni podcast su www.fabbio.it e www.ritrattidallalba.it, - da Borgoglio o Bergoglio, che peraltro ha già la sua fortificazione a quattro lati direttamente discendente dal Castrum romano da cui deriva e che è stato abbandonato là, ai piedi della collina, fa quattro passi nel borgo, prima di riprendere la macchina del tempo per curiosare nel Medioevo.

Soprattutto gli interessano i rapporti tra la città nuova, Alessandria, e il borgo che sta al di là del Tanaro. Una realtà che, quando Alessandria nasce, nel 1168, ha forse più di mille anni. “E se pensiamo che Alessandria avrà 850 anni nel 2018, capiamo anche come i borgogliesi o borgogliani possano darsi legittimamente qualche aria rispetto a quei nuovi residenti nella città al di là del fiume, che si ostinano a chiamare alessandrini anche loro”.

Questa presunta superiorità – o almeno, diversità – si potrà trovare per secoli anche nelle leggi che regolano la vita cittadina: le cosiddette ‘Consuetudini’ e il ‘Codex Statutorum’, di fatto in vigore dalla fondazione della città, anche se formalizzati tra il 1179 e il 1297. Le regole venivano, comunque, applicate anche se non scritte. E quando venivano poi raccolte e scritte in latino, è il caso del Codex, erano di fatto possedute solo da alcuni, che, per lavoro o per giustizia, dovevano consultare le sudate carte.

Una diversità, si diceva, giustificata anche dal fatto che Borgoglio era racchiuso da proprie mura e comunque diviso da Rovereto, Gamondio e Marengo dall’impiccio del Tanaro, che certo, come abbiamo assistito nella scorsa puntata, faceva fare affari ai borgogliani, ma dava anche non poche preoccupazioni per quel suo carattere bizzoso ed impetuoso, che lo contraddistingueva in alcune stagioni intermedie come l’autunno e la primavera. Non a caso il podestà del 1297, Muriolo di Vidalta, nel suo giuramento avanti la città si deve porre più di un problema riguardante il rapporto tra Borgoglio e il fiume. Il giuramento è una specie di programma elettorale, sentiamolo mentre lo sta leggendo al Consiglio degli anziani:
“Io, Podestà, giuro sopra i santi Vangeli di Dio di salvare, difendere e custodire tutte le chiese della Città, della campagna, cioè del territorio della città di Alessandria, tutte le chiese a loro pertinenti, in particolare l’onore e la condizione della Chiesa Maggiore e della fabbriceria di San Pietro, di tutti gli ospedali, dei culti, delle vedove e degli orfani della città e del territorio di Alessandria (…) Circa la fortificazione e la difesa della porta di Borgoglio dalla piena del fiume Tanaro, entro un mese dall’ingresso nel mio mandato riunirò il Consiglio Generale ed eseguirò tutto quanto sarà gradito allo stesso Consiglio e darò ordine per la messa in atto”
Le mura, quindi, avevano un doppio scopo, difensivo da invasori, nonché argini alle piene del Tanaro. Evidentemente anche piccole falle avrebbero creato non pochi problemi alla popolazione, in caso di esondazione del fiume dal proprio letto.

Ma, si diceva poi, della lontananza e del fatto che questi alessandrini-borgogliani fossero considerati non proprio di Alessandria-centro. Sentite questa regola, la 134esima, del Codex e ve ne renderete conto:
“Inoltre è stato stabilito ed ordinato che chi non farà il suo turno di guardia o non si farà sostituire, pagherà come ammenda cinque soldi, a meno che non sia talmente ammalato da non poter comodamente assolvere il compito, oppure se non fosse fuori città quando gli sarà stato comunicato il suo turno di sorveglianza e si trovasse nel (quartiere) di Borgoglio. Altrettanto andrà inteso per coloro che non partecipassero al Consiglio e si crederà al loro giuramento o (a quello di) qualcun altro per loro”.

C’è, poi, un’altra atavica questione che, se proprio non divide, almeno marca le distanze tra gli alessandrini e quelli di Borgoglio: l’alleanza di quest’ultimi con il Marchese Guglielmo di Monferrato. Vero che la fondazione di Alessandria cui concorre Borgoglio è di fatto una rottura di tale alleanza, ma a Borgoglio i tifosi di Guglielmo, nostalgici fin che si vuole, ci sono ancora eccome. Proprio per questo nel 1292 viene emesso un editto pubblico contro la figura del Marchese Guglielmo per “farli scorno e disonore”, con tanto di pene per i trasgressori. Cosa si dovrebbe fare? Cancellare “da ogni luogo della Città, e del suo territorio, le insegne, arme, inscrizioni, i nomi e qualsivoglia memoria di esso Marchese”.

Nonostante il cogente editto, però, alcuni borgogliani si prendono gioco delle autorità cittadine, dipingendo l’Arme (cioè lo stemma) di Guglielmo sul muro esterno della Chiesa di Santo Stefano in Bergoglio. Il Ghilini fa una descrizione, nei suoi Annali, dell’Arme così dipinta: “Scudo egualmente tagliato per trauerso, la cui parte superiore è di colore rosso, e l’inferiore è bianca argentata”. Non c’è dubbio è proprio lo stemma degli Aleramici. Ma è anche vero che le Chiese, nel diritto feudale, sono sottratte al potere del signore.

Intanto non cresce solo Alessandria, ma anche Borgoglio che si dota di servizi, diciamo così, di pubblica utilità. E così lo racconta Gianfranco Calorio:
“Grazie al patrocinio di Giovannino Guasco, i Servi (di Maria Vergine) erigono anche uno Spedale per i Pellegrini, ossia una struttura di tipo ricettivo-residenziale e non un luogo di cura, dedicata a Sant’Antonio Abate, nell’isolato dove, successivamente, sarà fabbricata la Chiesa dell’Annunziata Nuova”. (G. Calorio, op. cit.)
A Borgoglio c’è una forte propensione per l’accoglienza. “Ci viene in mente chi, pensando ad un futuro riutilizzo della Cittadella, pensava anche a strutture ricettive. Beh, non era certo fuori dal tempo”.

Per le ‘Reclame d’annata… però’ si ripropone ‘Lotion Antirides Arista’ (in ‘Noi e il Mondo’, anno III, n. 1, Gennaio 1913); tornano anche i proverbi: ‘Semna i pois a San Mauris e tna avrai a tò capris. Semina i piselli a San Maurizio e ne avrai a volontà (cioè secondo i tuoi capricci)’, ricordando - come dirà meglio l’Almanacco del giorno prima - San Maurizio Martire, patrono degli Alpini (saranno ad Acqui Terme il 10-11 ottobre), patrono anche dei tintori, degli ordini cavallereschi e invocato contro la gotta, il male dei signori che potevano mangiare carne e una dieta iperproteica poteva scatenare i terribili dolori di questa malattia, che normalmente coglie all’articolazione dell’alluce.

Dopo l’Almanacco, si chiude in musica con la playlist, ‘Tra le due guerre oltre manica e oltre oceano’ di Alessandro Cagnoli: 'There's too many eyes' Ipana Troubadours, 'I never had a chance' Al Bowlly, 'Anything goes' Cole Porter, Artie Shaw - Helen Forrest - Deep Purple, 'Into each life some rain must fall' Ella Fitzgerald & The Inkspots, 'Charlie my boy' Bob Crosby & The Bobcats, 'Cheek to cheek' Boswell Sisters, Louise Bob Haring Orchestra, 'Dream a little dream of me' Jack Leon & his Band, 'Don't get around' The Inkspots.

 

L'illustrazione è tratta da Gianfranco Calorio, Bergolium, vol. 1°: il Territorio e l'Abitato

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria