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Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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01/11/2006

Fabbio: la Giunta soffoca la discussione nel Consiglio

Da Il Giornale del Piemonte - 1° novembre 2006 - Un articolo intervista di Fabrizio Salvio

   

Fabbio: la Giunta soffoca la discussione nel Consiglio

Il Giornale del Piemonte - mercoledì 1° novembre 2006 - pagina 9

 

FABRIZIO SALVIO
da Alessandria

 

Amministrazione comunale a senso unico, che nega il confronto con l'opposizione in consiglio. Una strategia che secondo il candidato sindaco Cdl Piercarlo Fabbio sarebbe «antidemocratica» e tanto più grave perché avrebbe interessato una delibera importante come l'istituzione di una nuova società per interventi di «social-housing». Lunedì a palazzo Rosso la giunta ha affrettato i tempi, eliminando ogni possibilità di dialogo. Alle 11 è stata convocata la commissione Bilancio, all'ordine del giorno la costituzione di una nuova società tra Comune (19 per cento delle quote), Fondazione Cassa di Risparmio (71 per cento) e la privata Norman (10 per cento), la quale si occuperà della realizzazione di una struttura residenziale con oltre cinquanta alloggi destinati ai meno abbienti. Un'ora dopo la delibera passa in Conferenza dei capigruppo. L'opposizione, sorpresa dall'improvvisa proposta, esprime perplessità e chiede un giusto rinvio per approfondire gli elementi costitutivi della società, senza ottenere risposta. Stesso risultato alle 15 in consiglio comunale, con la CdL che si vede costretta ad abbandonare l'aula. Pochi giorni dopo l'investitura ufficiale a candidato, Piercarlo Fabbio proprio alla luce di tale episodio apre il dibattito sull'esatto ruolo che devono avere le istituzioni cittadine.
Le amministrative 2007 sono dietro l’angolo e per questo in Consiglio Comunale è già iniziata la bagarre?
“Non è il caso della delibera di istituzione della società per un intervento di “social housing”. Qui veramente c’è stata una grave crisi di rapporti e il Consiglio ha subito l’ennesimo smacco”
Come mai?
“Vede, una delibera così importante e innovativa non può essere portata in commissione poche ore prima del Consiglio, in modo che non vi sia tempo per approfondirla, e sia trattata con procedura d’urgenza”
Quali le motivazioni dell’urgenza?
“Forse la possibilità di presentare ad un convegno delle Fondazioni bancarie questa che potrebbe essere la prima realizzazione in Italia in materia. Strano esercizio di democrazia”
Eppure la maggioranza ha proceduto compatta…
“Gli attori in gioco sono molti e ognuno ha esigenze: il privato conduce il proprio giusto business; il Comune di Alessandria deve pur dimostrare di fare qualcosa in cinque anni e qui può lustrarsi le mostrine con poca spesa e poco sforzo, può dichiarare di essere dalla parte dei più deboli; la Fondazione ha inaugurato un percorso da operatore diretto del mercato immobiliare – pur se per nobili fini sociali – che non mi vede del tutto d’accordo.”
Perché mai?
“Beh, non mi pare che in Italia manchino i costruttori. Peraltro anche il comparto pubblico ha la sua agenzia, l’ATC. Infine il Comune non ha inibizioni a costruire alloggi”.
E si poteva fare diversamente?
“Noi abbiamo solo chiesto se l’Amministrazione aveva verificato comparativamente le varie ipotesi, scegliendo la migliore, la più efficiente (e non è detto che questa non lo fosse). La risposta non c’è stata. O meglio, i nostri amministratori si sono limitati a dire di avere accettato le condizioni proposte”.
Per questo lei critica la conduzione del Consiglio Comunale?
“Il Consiglio è l’assemblea rappresentativa della comunità alessandrina. Non può essere trattato come un’aula dove il confrontare le opinioni è considerata una perdita di tempo. E dove le decisioni devono essere prese in fretta, foss’anche la Giunta o il Sindaco a far pressioni. Se è per questo un podestà decide più in fretta di un’assemblea, ma noi siamo in democrazia. Anzi, bisognerebbe aver timore che qualcuno assuma le sembianze del despota”.
Il centrodestra che ha lasciato l’aula è stato criticato dal sindaco, perché sarebbe insensibile alle tematiche sociali…
“Al Sindaco piacciono i grandi schematismi: il centrodestra è per i ricchi e il centrosinistra è per i poveri. Così non si racconta la verità, la si occulta a proprio vantaggio. Noi abbiamo chiesto di approfondire - bastava qualche giorno - non di demolire l’iniziativa che ha i suoi meriti”
Allora siete favorevoli o contrari?
“Proporre una distribuzione urbanistica della popolazione per classi di reddito (quartieri poveri e quartieri ricchi) è fare del paternalismo istituzionale. Siamo lontanissimi proprio per i nostri valori, da soluzioni che emarginano, anziché integrare. Sarebbe ben diverso invece riavere una maggiore capacità residenziale nel centro storico, contribuendo al recupero di quelle costruzioni fatiscenti che ancora ci sono, consentendo così una distribuzione inclusiva delle famiglie a più basso reddito nel tessuto sociale della città. In aggiunta si aumenterebbe la domanda di beni di consumo che potrebbe essere incentivo per una rinascita del commercio nell’area centrale.”
Anche con la Fondazione?
“Di fronte a sfide così grandi, gli strumenti possono essere innumerevoli, alcuni già reperibili sul mercato, altri da inventare. Io non partecipo ad un referendum sulla Fondazione, mi interessa che la città possa usare a fondo le sue risorse per raggiungere obiettivi di sviluppo. E questo penso sia anche lo scopo e l’interesse della Fondazione”.

 

 

 

 

 

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