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Domenica 7 marzo 2021

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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20/02/2021

Popolari: tra Dc, Draghi, ricostruzione del centro e amministrative

Un intervento di Ettore Bonalberti. Momento di disgregazione dei partiti. Occorre ricostruire il centro. Un possibile percorso passa dalle prossime elezioni locali

   

Popolari: tra Dc, Draghi, ricostruzione del centro e amministrative

A St Vincent

A St Vincent, nel Novembre scorso, avevamo sostenuto l’idea di Gianfranco Rotondi di un confronto tra esponenti di diverse culture politiche accomunati dalla condivisione dei principi indicati da Papa Francesco nella “Laudato SI”. Era il tentativo di far decollare una ricomposizione al centro di amici e movimenti presenti in Parlamento, progetto a sostegno del quale aveva inviato un indirizzo di saluto anche il presidente del consiglio in carica Giuseppe Conte. Con la crisi irresponsabilmente aperta in piena crisi pandemica da Renzi, quel tentativo valdostano è continuato per cercare di riunire diversi parlamentari in un gruppo di cosiddetti “responsabili” a sostegno della maggioranza di governo, ma, alla prova del voto, è fallito. Il Conte 2 ha ottenuto la maggioranza relativa sia alla Camera che al Senato, ma sono mancati i voti necessari per la maggioranza assoluta in una delle due camere. Il Presidente Mattarella, anziché rinviare alle Camere il governo Conte 2 non sfiduciato per la prova definitiva che, probabilmente a quel punto, avrebbe potuto sortire esito positivo, ha preferito affidare l’incarico a Mario Draghi, come una delle ultime preziose risorse della Repubblica.

 

Due amici democratici cristiani da sempre, come Bruno Tabacci e Gianfranco Rotondi, hanno svolto una combattiva azione per tentare di costruire il gruppo dei responsabili, ma, alla fine, ha prevalso il “particulare” dei diversi parlamentari contattati, timorosi di trovarsi senza riferimenti e di restare esclusi dal carro del vincitore sicuro, quello dell’ex direttore generale di Banca d’Italia e della BCE. Ho espresso le mie riserve sulla genesi del governo Draghi con l’ultimo editoriale sul sito www.alefpopolaritaliani.it: mandanti e sicari, rinviando un giudizio di merito sulle scelte concrete che il governo a maggioranza parlamentare bulgara compirà. Un giudizio meditato soprattutto per comprendere come tali scelte saranno fatte, a vantaggio di chi e per che cosa. Il linguaggio asciutto e sintetico delle dichiarazioni programmatiche di Draghi é del tutto condivisibile nella descrizione delle priorità da affrontare: lotta alla pandemia, crisi economica e sociale, riforma burocratica, del fisco e della magistratura, tutte riunite nella strategia di una visione di sviluppo eco-sostenibile; ora, però si tratterà di vedere come questi obiettivi enunciati si concreteranno nelle decisioni che su queste materie il governo assumerà.

 

Sul piano politico, quest’ultimo atto compiuto, alla fine di una stagione dominata dal trasformismo, elemento dominante di un Parlamento che, dopo il voto del 16 Marzo 2018, ha visto la nascita di tre diverse maggioranze: giallo verde ( Conte 1), giallo rossa (Conte 2) e, adesso, dell’unità emergenziale, è caratterizzato dall’opposizione esplicita della destra di Giorgia Meloni che si distingue da Lega e Forza Italia e dallo smottamento che il SI a Draghi ha determinato nell’estrema sinistra di LEU e, soprattutto, nel gruppo di maggioranza relativa del M5S. Anche l’annunciato inter gruppo parlamentare PD-M5S-LEU, che avrebbe dovuto garantire il mantenimento dell’alleanza che aveva retto il governo Conte 2, in previsione sia delle prossime elezioni regionali e amministrative locali, che dell’attività da svolgere in Parlamento a sostegno del governo Draghi, dopo i primi entusiasmi, sconta le difficoltà apparse subito nel PD e, soprattutto, il rischio di scissione sempre più probabile del M5S. Matteo Renzi, con la sua fidata Elena Boschi, plaude al  successo per aver fatto fuori Conte e favorito la guida di Draghi, ma la sua azione di rottura è resa ancora più devastante dal processo di scomposizione e frantumazione apertosi in tutto lo schieramento politico.

 

In tale situazione si ripresenta ancor più urgentemente il tema del nostro, che fare? Il card. Camillo Ruini nell’odierna intervista al Corsera, in occasione dei suoi 90 anni, conferma quanto già a suo tempo dichiarò sul NO al partito cattolico, esprimendo, peraltro, un giudizio positivo sul governo Draghi. Quel NO al partito cattolico, infatti, l’aveva già pronunciato nell’Ottobre e Novembre 2020, aprendo a Salvini  e a Meloni se solo “avessero sciolto il loro nodo sull’Europa”. Insomma un’apertura a destra, come già aveva fatto, realisticamente, al tempo dei governi presieduti da Berlusconi. Sul ruinismo e sulla sua idea di una presenza dei cattolici diffusa in tutti i partiti, progetto rivelatosi fallimentari con la riduzione della presenza cattolica all’irrilevanza , ho scritto ampiamente nel capitolo secondo del mio ultimo libro:

Demodissea, la democrazia cristiana nella stagione della diaspora (1993-2020) (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/562226/demodissea/) e, come scrissi, quella idea del cardinale Ruini, non sembra smarcarsi dall’originaria impostazione anti dossettiana e anti prodiana mai venuta meno. Da parte nostra, DC e popolari, ritengo invece che, preso atto della scelta che sembra portare Conte più nel ruolo del federatore della coalizione PD-M5S-LEU che di partecipante attivo alla ricomposizione del centro, si debba perseguire l’impegno che, tanto noi della Federazione Popolare DC quanto gli amici raccolti attorno al manifesto Zamagni (Insieme e Rete Bianca), stiamo sviluppando per la ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. L’avvio di un gruppo parlamentare unitario di quest’area sarebbe oltremodo utile, non solo in quella sede, facendo uscire i parlamentari UDC dalla condizione di sudditanza ambigua e inefficace all’egemonia/dominio in dissoluzione di Forza Italia e della Lega, ma anche, come accordo elettorale per le prossime elezioni amministrative locali e regionali.

 

Nella recente riunione del comitato di garanzia della Federazione Popolare DC, accanto a  questa proposta da tutti condivisa, ossia di presentarci tutti uniti in una lista dei DC e Popolari alle prossime elezioni amministrative locali, abbiamo anche concordato sull’opportunità di organizzare ad Aprile la nostra Camaldoli di programma 2021, insieme a quanti dell’area cattolico democratica e cristiano sociale italiana sono interessati ad offrire al Paese la nostra proposta di programma per una nuova speranza per l’Italia. Solo dopo quel confronto programmatico, decidendo insieme il percorso, si potrà organizzare una grande assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro ampio e plurale, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, ispirato dai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori DC, alternativo alla sinistra e alla destra populista e sovranista. Certo, attenti al sistema elettorale che alla fine sarà adottato, preoccupati dal risorgere di mai sopite velleità maggioritarie e presidenzialiste, impegnati a sostenere un sistema proporzionale alla tedesca, tanto più necessario dopo l’avvenuta riduzione del numero dei parlamentari e per conservare la democrazia rappresentativa come prevista dagli articoli della Costituzione repubblicana insieme ai caratteri propri della nostra Repubblica parlamentare.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Febbraio 2021

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria