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Venerdì 13 dicembre 2019

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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10/02/2019

Straparlano ma non strafanno!

Rincorsa dei due viceleader a chi la spara più grossa. E quando non ci pensano loro, parlano altri. Emiliana Conti ci descrive la situazione

   

Straparlano ma non strafanno!

Di Maio e Salvini

 

Se non fossimo sull’orlo del baratro, ancora e sempre, ci si potrebbe pure ridere sopra.

Questo Governo ne sta facendo e dicendo una al giorno e tanto sono specializzati in toppe peggiori del buco, stanno sostanzialmente scavando un fossato attorno al nostro Paese: nessuno potrà valicarlo ma neanche noi potremo uscirne, bella pensata.

E questa opera di sottile distruzione è cominciata sin dalle elezioni dell’anno scorso, fondata su proclami fantasiosi, promesse ed anatemi che la gente, ridotta com’era da governi su governi di sinistra fattura, in buona parte l'ha pure creduta vera.

Ci ricordiamo che il M5S gridava ai quattro venti che mai si sarebbero alleati con i partiti che avevano distrutto l’Italia ed in questo annoveravano anche la Lega? Toh, colpo della bacchetta della fata turchina, eccolo qua il rinnovamento, un bel governo con la Lega.

Vabbè, diciamo che hanno fatto di necessità virtù.

Da allora in poi, però, è stato un crescendo di idee e proclami per lo più contrastanti, l’una dichiarazione a smentire l’altra, gaffes nazionali ed internazionali, litigate e crisi internazionali alimentate da pressapochismo acuito ancor più dall’inopinato ma non troppo ritorno in Patria di Alessandro di Battista, che dice che non c’entra con il movimento ma sale su tutti i palchi del medesimo.

E allora Tap e Tav si fanno, dice Salvini; e no che non si fanno cascasse il mondo, dice Di Maio.

Noi non litighiamo con la Lega, dice di Maio, che tornino da Berlusconi (e sarebbe ora, dico io), dice Di Battista.

E tu mi fai fare la quota 100, dice Salvini, ed io ti faccio fare il reddito di cittadinanza, due meravigliosi simboli di fretta e pressapochismo che accontenteranno pochi fannulloni, delinquenti e disadattati, lasciando ancora nel guado le famiglie che arrancano ogni giorno. Eh no, non discutiamo su questo, un reddito minore di 9.000 euro annui lo percepisce solo chi lavora in nero o chi non ha lavoro, le famiglie monoreddito ed i pensionati quella cifra la raggiungono pure se percepiscono, come in effetti fanno, stipendi e pensioni da fame: e questi dovrebbero continuare a mandare i figli nelle costose università nostrane senza aiuto alcuno.

E allora tutto il mondo riconosce che il Maduro venezuelano è un dittatore e bisogna cercare di sistemarlo un po', ed ecco che la concordia regna sovrana: ma no vediamo, mediamo, ragioniamo dice Di Maio, quello è un delinquente da abbattere dice Salvini.

C’è da dire, a parziale discolpa, che fino a poco tempo fa il di Maio affermava che in Venezuela c’era Pinochet, per cui un po' di tempo per riflettere, insomma, gli va pure dato.

E allora io ritiro le truppe dall’Afghanistan, dice il Ministro della Difesa Trenta; Salvini e il ministro degli Esteri fanno trentuno e dicono non se ne parla nemmeno.

Le scuole del Sud non hanno bisogno di soldi ma di maggior impegno dei docenti, dice il ministro leghista dell’Istruzione, è una fesseria e chieda scusa, dice Di Maio.

E vai! Dove andiamo a fare danno adesso? Ma andiamo in Francia, è lì a due passi, così mentre Salvini sgombera case e terreni occupati da sovversivi e terroristi in erba, ecco che Di Maio va ad abbracciare il leader delle giacchette gialle d’oltralpe, che in Francia sono considerati più o meno come i nostri antagonisti e menate varie.

Così l’ambasciatore torna a Parigi a ricevere istruzioni e noi, qualora non bastasse tutto quello che abbiamo già dimostrato de noiantri, gli scriviamo pure che la Francia ha una tradizione democratica millenaria: peccato che la rivoluzione francese ci sia stata 230 anni fa e che prima non c’era pantalone ma Napoleone e vari Luigi numerati.

Una bella crisi con il paese che farà pure antipatia appena lo nomini ma dove esportiamo un botto di merci prodotte da noi ci voleva proprio, tanto siamo usciti dalla crisi dice Di Maio, anche se il ministro dell’economia dice che siamo in recessione, però tecnica eh?

E allora proviamo ancora una volta a riderci sopra, in attesa di dare un segnale alle prossime elezioni europee, e facciamolo ricordando il famosissimo tunnel del Brennero di Toninelli, sì, il ministro che ha detto che il ponte di Genova lo si farà in qualche mese od al massimo in qualche anno e che la TAV non si fa perchè a noi non ce ne frega di arrivare prima a Lione.

 

Post scriptum; al Ministro Salvini le troppe divise indossate non devono aver fatto tanto bene; purtroppo in politica internazionale, ad oggi ed in Europa, i militari non sono ancora al potere, dunque bisognerebbe ricordare che i Ministri degli altri Paesi non vengono “convocati” come farebbe un generale ma vengono al massimo “invitati”: quelli non avranno la tradizione democratica millenaria e non hanno neanche il bidet, ma l’italiano lo capiscono bene.

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria