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27/05/2010

Cogliere subito le chances di risalita

Calabresi: qui la crisi dura meno che negli USA, ma il rischio è stare fermi

   

Cogliere subito le chances di risalita

Da La Stampa - 27 maggio 2010 - pag. 57

 

di Miriam Massone

 

La fortuna non esiste. Ma se esistesse aiuterebbe gli audaci. Coraggiosi, ottimisti, intraprendenti, ecco chi emergerà a testa alta dallo tsunami della crisi, «chi saprà guardare questa recessione come un'opportunità per rimettersi in gioco e rialzarsi». Quella di Mario Calabresi - direttore de La Stampa, autore appunto de «La fortuna non esiste» e protagonista di un'affollata serata al teatro Comunale (sul palco anche Gianni Ghè, vicepresidente Fondazione CRA, organizzatore dell'incontro, il sindaco Piercarlo Fabbio e il caposervizio Piero Bottino) - è stata un'iniezione di fiducia e autostima, ma anche di verità e trasparenza.
Luigi Serra, di Confindustria, gli chiede se è vero che i mass media finora hanno sottostimato la crisi, senza evidenziare i problemi di crescita. Lui ammette: «All'inizìo c'era una sorta di imbarazzo a parlarne, da parte del governo, ma anche di imprenditori e banchieri, mentre giornali e tv temevano, riportando i crudi numeri, l'accusa di disfattismo. Ci vuole equilibrio: non si può negare la recessione, vorrebbe dire non riconoscerne le vittime, ma allo stesso tempo bisogna cogliere le possibilità di risalita».
In attesa che l'araba fenice risorga dalle proprie ceneri - «Alessandria è già a buon punto» sottolinea il sindaco Fabbio - Calabresi consiglia di prendere spunto dal modello americano, puntare sulla seconda chance e osare, piuttosto che accontentarsi e proteggersi. Negli States, dove ha vissuto tre anni, assistendo ai postumi del crack finanziario della banca Lehman Brothers, ha incontrato gente che non si è arresa e si è rimessa in discussione (come racconta nel libro): «Lì c'è stato un crollo totale, la crisi era evidente, a Santa Barbara c'erano famiglie rimaste all'improvviso senza casa costrette a dormire in auto, cartelli di pignoramento appesi davanti alle ville di chi non poteva più pagare il mutuo. Da noi c'è una rete di sostegno più forte che ha attutito il colpo, ci sono scuole e sanità pubblica, i risparmi, le pensioni dei nonni».
Mamma Italia protegge, ma il rovescio della medaglia è l'immobilismo: «Se si gioca in difesa si sta fermi e quando il mondo si sarà rimesso in moto chi è fermo è come se arretrasse». Dunque non piangersi addosso.
Lo sostiene dal pubblico anche Serafino Vanni Lai, assessore e imprenditore: «Le piccole imprese andavano difese, ma parlare di crisi oggi è persino esagerato: quand'ero ragazzo io invece ... Mi alzavo alle 5 e andavo a imbucare La Stampa nelle cassette delle lettere dei torinesi. Oggi alle 5 i ragazzi rientrano dalla discoteca».
Ma è l'approccio col futuro che è diverso: «All'epoca c'era l'idea che un giovane potesse migliorare rispetto al passato - risponde Calabresi - oggi per la prima volta si pensa che i figli abbiano una prospettiva peggiore rispetto ai padri».
Ad ascoltarlo, l'altra sera, c'erano anche studenti del liceo Galilei e dell'istituto Fermi. «L'educazione è la chiave giusta, ma va valutata coi metodi dei contadini: se si piantano alberi da frutto non bisogna aspettarsi risultati dopo sei mesi, ma dopo sei anni». Lungimiranza e intelligenza, per investire oggi nel frutto che spunterà domani.
Un esempio, la Cina: «E' un mercato straordinario, con 300 milioni di benestanti. E il turismo cinese sta vivendo un periodo di espansione, perché non lo cogliamo? Sembriamo disinteressati: non c'è una scuola alberghiera che faccia studiare il cinese, mentre a Parigi hanno intuito il potenziale e costruito tre hotel dedicati a loro».
Marco Bologna, dirigente dell'Unione artigiani, fa notare dalla platea che «c'è l'Expo a Shangai, ma nessuno si è preoccupato di inviare le eccellenze locali, come i gioielli valenzani. Bisogna sostenere le piccole imprese, perché sono il motore che ci farà ripartire».
Chiusura con un aneddoto-parabola. Quando Calabresi era corrispondente dall'America in un isolato di Broadway su 7 ristoranti 4 chiusero, incluso il suo preferito: «Dissi al titolare: mi dispiace, colpa della crisi. E lui: nessun problema, ho lavorato per anni, gli affari sono andati benissimo. Ora che i clienti scarseggiano ho chiesto a un esperto quanto può durare la crisi. Mi ha detto 12,18 o 24 mesi. Ho preso per buono 18 e ho chiuso: faccio 6 mesi di vacanza, poi un maxi restyling e quando arriverà la
ripresa sarò pronto per ricominciare».
Come trovare l'alba dentro l'imbrunire.

 

 

 

 

 

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