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Martedì 25 settembre 2018

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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03/09/2018

L'abecedario di Giggino: 5R

Tra l'Europa e i cittadini chi si sceglie? Bisognerebbe intanto misurare cosa vogliono gli italiani. Il voto politico non è una delega in bianco...

   

L'abecedario di Giggino: 5R

Di Maio abc costituzione

5 righe… di giornata
 

di Piercarlo Fabbio

 

Ormai non c'è più limite al ruffiano comportamento dei nostri governanti. Quel "tra l'Europa e i cittadini, staremo sempre dalla parte dei cittadini" - che Di Maio scandisce con sicurezza mista a strafottenza - è quanto di più lontano dalla realtà si possa affermare. E anche dalla realtà che lo stesso grillino sta governando. Abbiamo firmato nel corso del tempo trattati internazionali, ne abbiamo avuto benefici e svantaggi, li abbiamo più volte negoziati almeno interpretativamente, abbiamo strappato brandelli di benefit o concesso enormità di solidarietà? Sì a tutte queste domande. I governanti dell'altro ieri, di ieri e di stanotte lo hanno fatto per loro vantaggio personale o per far stare questa nazione all'interno di una convivenza europea che - lo si voglia riconoscere - è per noi naturale (a meno che non si pensi di aggregarci al quell'informe magma in continua ebolizzione che è l'Africa). Le modalità non ci piacciono? Se abbiamo argomenti dovremmo, nolenti o volenti, discuterle con altri, attendere che le loro idee collimino con le nostre, sviluppare linee di mediazione o cose ancor più complesse. E invece? Critichiamo l'Europa in nome e per conto di cittadini che non è detto che vogliano uscire dall'Unione continentale, né che preferiscano la lira all'euro, né che abbiano fatto la scelta delle guerre fratricide in luogo della costante pace fra Paesi storicamente difficili da tenere insieme. Persino la Costituzione vieta la democrazia diretta, cioè i referendum, su materie specifiche che piacerebbe ai cittadini, quasi unanimemente, cambiare: le tasse su ogni altra cosa. Perché lo fa? Per stare dalla loro parte, perché si sa che uno stato del benessere va finanziato e le risorse per farlo si ricavano principalmente dalle tasse, dalle imposte e da altri balzelli, che noi riteniamo come al solito - e sarebbe assurdo che non lo facessimo - iniqui. Ma il nostro vicepresidente del Consiglio no. Lui non può farlo! Non gli è consentito in quanto tale. Deve conoscere la Costituzione come pre-condizione per ricoprire quel posto. Non ci si può decidere di vivere a Londra, ostinandosi a parlare qualche dialetto interno del Tibet. Ci si dovrà adattare a parlare inglese. E magari quando si sarà imparata la lingua, potremmo anche comprendere molte delle scritte che appaiono per strada e così orientarci. Ma abbiamo tempo per aspettare che Di Maio impari l'abecedario costituzionale e si trovi, una volta fattolo, contro gli stessi che oggi dichiara di far prevalere oppure dalla loro parte, ma inconsapevole?

Piercarlo Fabbio

 

(241) Alessandria 03 settembre 2018

 

 

 

 

 

 

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