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Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria

   
   

   

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14/02/2026

Gli Umiliati e l’Alessandria che organizza il lavoro

Dalla Radio alla stampa 709 - Un nuovo libro che non racconta ma apre un sentiero...

   

Gli Umiliati e l’Alessandria che organizza il lavoro

Senza nome 1

Un libro che non racconta, ma mostra e apre un nuovo sentiero

È appena uscito un volume che affronta una delle presenze più significative, e al tempo stesso più complesse, della storia medievale alessandrina: L’ordine degli Umiliati, il caso di Alessandria, di Gianni Cellè e Sergio Montagna, edito da Sisifo Edizioni.

Non è, però, una storia degli Umiliati nel senso più tradizionale del termine. Chi si attendesse una narrazione ordinata, scandita cronologicamente e conclusa in modo sistematico, rischierebbe di restare spiazzato. La scelta degli autori è diversa e dichiarata: non costruire un racconto lineare, ma organizzare una vasta raccolta di materiali, fonti, immagini, mappe, rimandi bibliografici e spunti interpretativi.

Gli Umiliati diventano così meno l’oggetto esclusivo dell’indagine e più uno strumento, una lente attraverso cui osservare i primi secoli di vita di Alessandria. È un libro che non pretende di chiudere un discorso, ma di renderlo finalmente possibile su basi più solide, offrendo al lettore una mappa affidabile e non fuorviante di un terreno storico complesso, e mettendo a disposizione degli studiosi un percorso ordinato per ulteriori sviluppi e approfondimenti.

 

La lana come sistema e come identità urbana

Uno dei nuclei più consistenti del volume è dedicato alla lavorazione della lana, affrontata non come attività artigianale isolata, ma come vero e proprio sistema produttivo. La lana grezza, acquistata fuori città, entra ad Alessandria e attraversa una filiera lunga e specializzata: taratori, sceglitori, divettatori, scamatori; poi cardatura, pettinatura, follatura, garzatura, cimatura. Ogni passaggio è regolato, controllato, normato.

La centralità di questa attività emerge con chiarezza leggendo gli articoli dedicati ai fabbricanti di panni nel Codex statutorum cittadino. La qualità del prodotto non è solo una questione economica, ma riguarda direttamente la reputazione della città. In questo contesto gli Umiliati appaiono come figure pienamente inserite nel tessuto urbano: non monaci appartati, ma frati-mercanti, frati-imprenditori, amministratori ai quali la comunità alessandrina affida incarichi di primaria importanza.

Tra questi incarichi figurano la gestione dei conti della municipalità e l’esazione di pedaggi fondamentali per la vita economica cittadina, come il pontiaco, legato all’attraversamento del Tanaro e all’utilizzo del ponte sul grande fiume. Un dato che restituisce con chiarezza il grado di fiducia istituzionale riconosciuto all’Ordine e il suo ruolo nella costruzione dell’economia urbana.

 

L’acqua, i luoghi e la politica

Il fiume Tanaro è appunto uno dei grandi protagonisti della storia ricostruita nel volume. Senza acqua, il ciclo della lana non potrebbe esistere. Dai fiumi della Alessandria “mesopotamica” partono i betali che si irradiano per la città; sulle acque galleggiano i molini natanti; vengono alimentate le gualchiere. Il Tanaro non è soltanto un confine naturale — costrizione o risorsa — o una via di comunicazione, ma una vera e propria macchina produttiva e un percorso commerciale essenziale.

Non sorprende, quindi, che il suo corso venga più volte rettificato e adattato alle esigenze economiche, come mostrano i disegni e le mappe tra Cinque e Seicento riprodotti nel libro. Qui l’economia diventa geografia, e la geografia diventa politica.

In questo intreccio emergono anche luoghi di forte valore simbolico. La chiesa di San Michele in Bergoglio, abbattuta nel 1699, sede da cui l’Ordine degli Umiliati si espande verso il Piemonte, la Lombardia e giunge fino a Firenze; e la chiesa di San Giovanni del Cappuccio, entro Tanaro, (ora San Rocco), dove nel 1316 si consuma la caduta della libertà comunale e il passaggio sotto il dominio dei Visconti.

Eventi politici che avvengono in spazi che sono insieme religiosi, economici e urbani, confermando come nella città medievale queste dimensioni siano strettamente intrecciate.

 

Dal blu alla soppressione, tra continuità e trasformazioni

Un altro motivo che attraversa il volume è quello del colore, in particolare il blu, ottenuto dal gualdo (isatis tinctoria), coltivato in una vasta pianura che comprende Voghera, Tortona e Alessandria. Da questa coltura nasce una ricchezza che non è solo agricola, ma manifatturiera e commerciale, e che porta alla produzione di tessuti di pregio come il velluto morello piano alessandrino, tinto di blu e venduto anche a Genova. Da qui deriva l’espressione bleu de Gênes, destinata a una lunga fortuna, fino ai moderni blue jeans.

Accanto a questi temi, il libro affronta anche la soppressione dell’Ordine degli Umiliati, avvenuta nel 1571 per volontà di Pio V, unico Pontefice alessandrino e piemontese. L’evento si colloca in una storia più ampia di trasformazioni e soppressioni degli ordini religiosi, dai Gesuati ai Gesuiti, fino alle grandi abolizioni tra Sette e Ottocento. La soppressione non cancella però il passato: restano edifici, proprietà, funzioni che cambiano, memorie che resistono.

Arricchito da apparati iconografici, glossari, rimandi bibliografici e materiali sulla vita quotidiana — comprese le ricette del Cuoco piemontese al tempo degli Umiliati — il volume restituisce un’immagine stratificata della città.

L’ordine degli Umiliati, il caso di Alessandria è così meno un libro sugli Umiliati che un libro sull’Alessandria dei suoi primi secoli, osservata dal punto di vista del lavoro, dell’organizzazione economica e delle strutture profonde che hanno contribuito a definirne l’identità.

 

Piercarlo Fabbio

 

 

 

 

 

 

Piercarlo Fabbio Sindaco di Alessandria